LIBERALIZZAZIONI
DEI SERVIZI PUBBLICI
Articolo tratto da "Il Tempo" del 12 settembre
2009
SERVIZI PUBBLICI, SI CAMBIA LIBERALIZZAZIONE.
Un decreto del governo modifica gli assetti nelle municipalizzate. Ma
le lobby contrarie sono già al lavoro
A volte capita che si annuncino
grandi riforme che poi non vengono realizzate. Altre volte capita
che venga varata una grande riforma e se ne accorgano solo in pochissimi.
Dopo la sferzata inflitta da Pierluigi Bersani con le sue lenzuolate,
il tema della concorrenza e delle liberalizzazioni era rimasto come
mero strumento retorico di alcuni economisti particolarmente armati
dalla grande stampa nazionale. Non si contano negli ultimi anni
gli editoriali e gli appelli ad intervenire sui piccoli e grandi
esempi di "socialismo municipale" (la felice formula è
dell'ex presidente di Confindustria, Luca di Montezemolo). Ebbene,
pochi giorni fa - incredibile ma vero - il governo di centrodestra
ha emanato un decreto legge di adeguamento alla normativa comunitaria
che contiene una vera e propria riforma liberale dei servizi pubblici
locali. A parte pochi, valorosi giornalisti, nessun professore ha
sentito il bisogno di salire in cattedra per esprimere la propria
soddisfazione. Sarà anche vero che le norme approvate dal Consiglio
dei Ministri possono apparire incomplete agli occhi dei liberisti
duri e puri, ma neppure costoro negano il valore dirompente del
provvedimento. Le novità principali consistono nella decadenza
entro il 2011 di tutte le concessioni assegnate senza gara, nella
previsione che nel caso di società quotate (come Acea, A2A, Enia,
Hera e Iride) le quote di partecipazione pubblica si riducano al
30% e che nel caso di società miste il soggetto privato debba avere
una quota non inferiore al 40% e debba e debba essere scelto attraverso
procedure competitive ad evidenza pubblica. Insomma, gli affidamenti
diretti, "in house" diventeranno l'eccezione e non più
la regola. E soprattutto si avvia una fase di massicce privatizzazioni
per collocare sul mercato le quote superiori al 30% che gli enti
locali detengono nelle maggiori SpA di servizi pubblici locali.
Il risultato è presto detto: maggiore concorrenza e maggiore ruolo
ai privati. Il ministro degli Affari Regionali Raffaele Fitto
ha espresso grande soddisfazione e c'è da capirlo. Non si tratta
solo di un successo per lui e dei suoi tecnici: queste norme indicano
una vittoria politica di quanti come lui nella maggioranza invocavano
una scelta riformista. Le resistenze della Lega sono state battute
e, fatto non banale nè scontato, il testo finale è stato approvato
in Consiglio dei Ministri anche dal Carroccio. Non si può dire se
una rondine faccia primavera, ma il segnale è senz'altro positivo.
Ora il decreto legge dovrà essere convertito in Parlamento e certamente
le lobby delle utilities locali proveranno a ridurre la portata
della riforma e ad introdurre nuove deroghe o tempi transitori più
lunghi. E' sugli scranni di Camera e Senato che si potranno misurare
le reali volontà riformiste di Lega e Pdl, ma anche di Pd,
Idv e Udc (partito che forse più di tutti in questi anni si è battuto
per liberalizzare i servizi pubblici locali). Per una volta l'impressione
è che l'assedio possa essere battuto. Nonostante, o forse grazie,
all'afonia dei professori che scrivono sulle prime pagine dei principali
quotidiani. I quali pur di non ammettere una buona riforma del governo,
fanno finta che non sia mai stata approvata.
TORNA
ALLA PAGINA PRINCIPALE
|