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FUSIONE GTT-ATM MILANO: ULTIMI ATTI |
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Articolo tratto da "La Stampa" del 25 ottobre 2008
BENE LE NOZZE CON MILANO
SE SI TUTELA L'OCCUPAZIONE
GLI OPERAI TORINESE: "SI EVITI UNO SPEZZATINO
DEI VARI RAMI D'AZIENDA"
Le reazioni alla fusione GTT-ATM
I milanesi, in fondo fanno
meno paura di inglesi o francesi che "potrebbero mangiarsi una media azienda
come la nostra". A livello teorico, dunque, la fusione tra GTT e ATM è
percepita come un'opportunità dagli autisti o dagli operai addetti alla manutenzione
"perchè potrebbe permetterci di fare una grande azienda di Trasporti del
Nord e di restare sul mercato". A livello pratico, però, la situazione
cambia e si guarda con preoccupazione ai rapporti sindacali interni che si stanno
deteriorando: "Speriamo che la mancata intesa sul contratto integrativo
interno e i premi dati a pochi non nascondano una scelta premeditata di
giocare al rinvio nell'attesa che nasca il colosso GTT-ATM", spiega Rocco
Pellegrino, operaio della manutenzione nel deposito di Corso Tortona.
Già
perchè ieri, secondo Sabatino Basile, segretario regionale della Cisl Trasporti,
"all'interno dei depositi si è rischiato lo scontro tra i lavoratori
perchè questa vicenda dei premi proprio non è stata capita". E "come
si poteva capire visto che qui al Tortona ne hanno premiati 21 su 400",
spiega l'autista Attilio Cosentino. Il timore è che dietro l'iniziativa ci possa
essere il tentativo di far vedere ai "milanesi che i manager sono
in grado di fare i muscoli con i sindacati", continua Basile.
I
contratti integrativi, infatti, sono diversi. Ancora Cosentino: "Ho parlato
con un mio amico autista di Milano e mi ha spiegato che hanno meno riposi di
noi". Sotto la Madonnina, però, hanno spuntato un miglior trattamento economico
"ma l'inflazione ha eroso il guadagno e adesso loro hanno più o meno gli
stessi soldi di noi ma con tre riposi in meno", prosegue Pellegrino. Ecco
perchè dobbiamo "chiudere in fretta l'integrativo e capire se l'azienda
vuole già fare un contratto propedeutico alla fusione", spiega Pellegrino.
E il suo collega Mario Alberti sottolinea la "necessità che in caso di
fusione si tuteli la professionalità e, soprattutto, l'occupazione".
E
dal deposito di Borgo San Paolo Rocco Gala, delegato Cisl, fa da eco: "E'
necessario che vengano rispettati e mantenuti i nostri contratti integrativi
al massimo si possono prendere aspetti più positivi delle due intese".
E aggiunge: "il problema è capire al di là dei posti di comando quale sarà
il futuro dei diversi rami d'azienda". La fusione, insomma, può diventare
un'opportunità solo "se la nuova società sarà in grado di stare sul mercato
e di battere la concorrenza straniera nelle gare d'appalto. Per questo è necessario
che non si faccia uno spezzatino dei diversi rami d'azienda", spiega Alessandro
Medici.
A Torino i problemi potrebbero essere legati ai trasporti extraurbani,
alla divisione parcheggio e anche alla manutenzione e per questo "vogliamo
che al più presto si inizi a parlare del piano industriale", fanno in coro
Luca Sordo e Gianfranco Schivo. Il problema, però, come spiega Giovanni Zanlungo,
segretario della Uil Trasporti, è che "le forze sociali sono state completamente
tenute all'oscuro di quanto sta avvenendo tra i manager e la politica.
Quando si sono diffuse le voci di una possibile intesa abbiamo chiesto un incontro
al sindaco, Sergio Chiamparino. Era il settembre del 2007 e ad oggi non abbiamo
avuto una risposta".
Danilo Bonicci, responsabile di Cgil Trasporti
per GTT, si "augura che l'accordo con replichi quanto è successo con la
fusione tra ATM e SATTI dove non sono stare realizzate economie di scala. Dovremmo
avere al più presto chiarezza sulle modalità dell'accordo. La fusione è positiva
solo se la nuova azienda riesce a stare sul mercato e se permette di liberarci
di un'azienda, almeno a Torino, gestita dalla politica in modo clientelare e
marchettaro".