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FUSIONE GTT-ATM

Articolo tratto dal quotidiano "La Stampa" del 12 giugno 2008

TORINO SI ATTACCA AL TRAM
FUSIONE GTT-ATM: NEL CDA I MILANESI HANNO PIU' POLTRONE
Il dossier - Ecco il documento sulla fusione tra i due gruppi di trasporto pubblico

E' di appena 23 pagine ma è un docmento attorno al quale si sta combattendo una sanguinosa guerra di potere e che nell'ultima battaglia vede in campo armi letali, capaci di mutare il corso del conflitto: "Nell'alleanza GTT-ATM rischiamo di essere fagocitati da Milano come accaduto con Intesa-Sanpaolo" è l'argomento utilizzato dagli avversari della fusione così come si sta prospettando. E per dimostrare che hanno ragione puntano il dito sul futuro - e per ora teorico - cda della nuova società che sarebbe formata da 5 persone: due di nomina torinese, due milanesi e una quinta sempre di Milano ma con il "gradimento" di Torino. Non solo, il presidente, carica più onorifica che pratica, sarebbe di nomina torinese, mentre l'operativo amministratore delegato parlerebbe lombardo.
Torino sta dunque perdendo il tram? Le 23 pagine saranno consegnate a fine mese ai sindaci Moratti e Chiamparino i quali, a suo tempo, incaricarono le rispettive società di trasporto pubblico GTT e ATM di studiare la fusione. Lo steering committee, il comitato guida che sta lavorando alla soluzione del problema, ha avuto limiti ben precisi: la nuova società lombardo-piemontese dovrà essere paritetica, vale a dire che Torino e Milano dovranno avere lo stesso potere decisionale; le dimensioni di ATM e GTT sono però diverse e allora i rispettivi patrimoni dovranno essere conservati.
Per rispettare queste indicazioni il Comitato ha individuato una soluzione che fa storcere il naso a chi, a Milano e a Torino, ha paura di perdere potere. Dunque, secondo il Comitato la soluzione più vicina alle esigenze espresse dai due sindaci è quella di creare una newco dove le due società posseggano il 50% delle azioni e quindi con pari potere nelle grandi decisioni strategiche. E il patrimonio?
Come già avvenuto con Iride, dovrebbe essere trasformato in azioni diciamo straordinarie che tengano conto dei diversi apporti. Assegnate alla newco le grandi decisioni strategiche, la gestione vera e propria del servizio a livello locale (da quali linee realizzare il costo del biglietto) verrebbe affidata, sempre alla newco, alle due aziende di trasporto locale, GTT e ATM. Dove sta la differenza rispetto ad oggi? Che i sindaci, leggi la politica, una volta nominato il cda della newco, non potranno più mettere becco nelle società di gestione: "Dovrà essere un matrimonio lontano dai genitori" è la battuta che circola attorno al tavolo dello steering committee dove si fa spallucce di fronte ai timori di chi vede uno strapotere milanese e ricordando che esisteranno patti sociali e di governance per pareggiare eventuali squilibri.
Anche il timore di vedere scaricati su GTT teorici prezzi occupazionali non sussisterebbe: i piani di integrazione escludono - come richiesto dai sindaci - trasferimenti di massa e le maggiori efficienze dovranno basarsi sul normale turnover. Anche con questi limiti, i tecnici hanno calcolato un risparmio annuo generato dalla fusione di circa 40 milioni ben sapendo però, che per essere competitivi con i concorrenti esteri il risparmio dovrebbe essere di 70 milioni. In loro - e nostro - soccorso arriva però la legge là dove obbliga a mettere a gara il servizio di trasporto locale ma concedendo, la prima volta, che ciò possa avvenire attraverso un semplice affidamento diretto. Procedura che regalerebbe una "tregua" di 6-7 anni alla newco utile per arrivare allo sconto finale con i grandi gruppi europei con le carte e i conti in regola. A patto che le logiche che guideranno la nuova società siano solo industriali, non politiche. In caso contrario, il destino sarà simile a quello di Alitalia.

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