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FUSIONE GTT-ATM MILANO

Articolo tratto dal quotidiano "La Stampa" del 24 dicembre 2008

CHIAMPARINO NON SI FIDA DI MILANO
GTT-ATM, TROPPO PESO ALL'ALLEATO LOMBARDO. MORATTI TELEFONA AL SINDACO: "INCONTRIAMOCI"

Si dice che quando ci si scotta con l'acqua calda, si ha paura anche dell'acqua fredda. Sarà per questo che il sindaco Chiamparino, bruciatosi con la vicenda Intesa-San Paolo dove i torinesi alla fine hanno dovuto soccombere di fronte agli alleati milanesi, mette le mani avanti e lancia l'allarme sulla fusione GTT-ATM data sempre per imminente ma non ancora concretizzatasi in atti formali. Fusione che, a giudizio di Chiamparino, potrebbe non rispettare la "pariteticità" fra Torino e Milano "e se così fosse meglio sarebbe prendersi una pausa di riflessione: voglio incontrare la Moratti".
Nel contempo, e sempre in tema di fusioni, Chiamparino ha lanciato un appello ai manager impegnati nel matrimonio tra Iride ed Enìa affinchè superino le "rigidità" sorte fra alcuni di loro e diano vita alla nuova azienda che ha già "destato l'interesse di altre multiutility del nord".
Dunque il tema della fusione ha dominato la conferenza di fine anno di Chiamparino e della sua giunta. Sul fronte milanese, oggetto delle paure del sindaco è la futura governance della teorizzata nuova azienda là dove è previsto che i lombardi, grandi il triplo dei piemontesi, designino, l'amministratore delegato, cioè il ruolo più operativo mentre a Torino toccherebbe la carica di presidente, più di prestigio.
Entrambi i nomi - già si dà per scontato che i milanesi indicheranno il quotatissimo Elio Catania, mentre a Torino i giochi sarebbero ancora aperti con il presidente GTT, Guiati in pole position - è previsto che vengano individuati di concerto con il neo-socio. Alla fine del primo o dei primi due mandati - giusto per dare modo a Catania di portare a termine il piano industriale più importante e delicato - i ruoli potrebbero anche invertirsi. Chiamparino ha fatto capire che non intende accettare che Milano abbia il diritto di rivendicare sempre lei quella carica. "Sto cercando di organizzare un incontro con il sindaco di Milano perchè mi giungono voci da quel fronte - ha detto il sindaco -, secondo le quali ci sarebbe la richiesta che l'amministratore delegato sia in qualche modo sempre ad appannaggio dei milanesi". Per Chiamparino, "se fosse vero, sarebbe una lesione di quella pariteticità che io ho sempre perseguito. Lasciare una sorta di ereditarietà sulla carica più importante non è accettabile. Spero che le voci non siano fondate". E in effetti a Milano sembrano cascare dal pero, anche se, ieri pomeriggio, all'apparire delle prime agenzie di stampa, la Moratti si sarebbe precipitata a telefonare al collega torinese e i due avrebbero concordato di vedersi. Chi invece sembra all'oscuro di tutto è il Consiglio di Milano. Nè il capogruppo di Forza Italia, Giulio Gallera, nè il presidente della Commissione Bilancio, Giacomo Beretta, confermano i timori di Chiamparino: "Piuttosto - dice Beretta - aspettiamo ancora che Catania venga a spiegarci i vantaggi che avranno i milanesi da questa fusione". In ATM stessa solfa: "Crediamo ancora che entro breve i due sindaci comunicheranno l'intenzione di realizzare la fusione e porteranno in giunta l'argomento, meglio ancora se sarà nello stesso momento". Sul fronte Iride-Enìa, invece il sindaco ha ammesso che i "dettagli della fusione stanno costituendo un terreno su cui c'è un parziale impaludamento dal quale mi auguro ci si possa liberare presto. Ci sono da parte di alcuni manager coinvolti nella trattativa rigidità più o meno reciproche che mi auguro possano essere superate". Chiamparino è poi sembrato tirare le orecchie ai manager "che se regolano i propri rapporti attraverso la carta bollata è difficile che poi si arrivi ad essere una società. Il mio è un appello affinchè rapidamente trovino una definizione e si possa partire con la fase dell'integrazione societaria vera e propria".

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